Anime, manga o semplicemente foto. I più fortunati, li hanno provati dal vivo.
Ma..di cosa stiamo parlando?
Ovviamente degli infiniti snack giapponesi!

In questo articolo, tutto da gustare, Team Nerd proverà a raccontarvi un po’ delle schifezzuole che potrete trovare su suolo nipponico, lasciando da parte (almeno per questa volta) sushi e cibi più seri e tipici della tradizione.
Pronti? Via!

Primo tra tutti, ovviamente, non possiamo non parlare dei Pocky!
I più romantici – ma non solo – conosceranno sicuramente gli antenati dei nostri Mikado.
Semplici quanto sfiziosi, i Pocky sono costituiti da un sottilissimo grissino ricoperto da cioccolato.
I primi esemplari di Pocky furono venduti nel lontano 1966 e, in più di 40 anni di onorata carriera, hanno deliziato generazioni intere, trasformandosi sempre più. Ad oggi, possiamo contare dozzine di gusti diversi, che spaziano dai più comuni, come cioccolatofragola e latte, ad altri decisamente più inusuali, come patata dolcezucca e mandarino.
I Pocky hanno diverse varianti anche in base alla località (quelli ai fagioli rossi li potete trovare solo a Kyoto) e in base alle “serie”.
Esistono infatti i Decorer Pocky, caratterizzati da glassa extra, i Dessert Pocky, con molta più crema, i My Calorie Pocky, con ¼ delle calorie rispetto ai colleghi normali, i Giant Pocky, più grandi e con vera frutta disidratata, i Reverse Pocky, composto da un grissino contenente un ripieno, i Fortune-Telling Pocky che, come i biscotti, rivelano la fortuna con un bigliettino ed, infine, la torta Pocky: una vera e propria torta fatta a forma di dolcino!

Tutto questo cioccolato vi ha fatto venire sete? Niente paura, c’è qui il Ramune!
Parliamo di una bevanda gassata ed analcolica, composta da una miscela di zucchero o sciroppo di glucosio-fruttosio, acidificanti ed aromi, prodotta per la prima volta nel 1876.
Nella sua forma “standard”, il gusto è un mix tra lime e limone, molto simile alla Sprite, ma meno dolce. C’è chi, addirittura, dice di sentire un gusto simile al chewing-gum ma, il tutto, assolutamente per nulla nauseante!
Della dolce bevanda esistono ben 35 gusti differenti: ananas, arancia, banana, mirtillo, blue Hawaii, bubble, bubble gum, caramella, champagne, ciliegia, Chili oil, cioccolato, cocco, cocomero, cola, curry, disco dance, flaming, fragola-ananas, gassosa, ginseng, gusto, kiwi, lampone, mela verde, litchi, mango, melone, moscato, mystery, pesca, polpo, pomelo, prugna, root beer, salsa takoyaki, teriyaki, tè verde, torta, uva, vaniglia, wasabi, yuzu e zuppa di mais.
Insomma, avete l’imbarazzo della scelta!
Ma il Ramune non si ferma alla bevanda! La sua particolarità sta nella bottiglia.
Realizzata in vetro, la bottiglia è sigillata con una biglia tenuta in posizione grazie alla pressione del gas introdotto per la carbonatazione nella bevanda. Per aprirla, viene fornito un dispositivo apribottiglia che serve a spingere la pallina di vetro verso l’interno e a far uscire il gas. Dopo l’apertura, la biglia rimane nel collo della bottiglia dove può essere scossa a mo’ di sonaglio.
Ma attenzione! Il rischio di farsi una doccia con la bevanda pressurizzata è dietro l’angolo! Ecco perchè il Ramune è una delle bibite preferite dai giapponesi nei caldi e afosi giorni estivi.

Sappiamo che li volevate, ed eccoli qui! Parliamo dei Dorayaki, i mitici dolcetti di Doraemon!
Il Dorayaki, come lo conosciamo ora, viene inventato nel 1914, ed è composto da due pancake formati a partire da un impasto simile a quello del pan di Spagna, e riempiti al centro con l’anko, una sorta di marmellata ricavata dai fagioli rossi.
La leggenda narra che un samurai di nome Benkei dimenticò il suo gong a casa di un contadino presso il quale si nascondeva, e che questi lo usò per preparare il primo dorayakidd, da cui, appunto, deriva il nome. In giapponese, infatti, dora significa “gong”, e probabilmente la forma simile a quella dello strumento musicale ha dato origine al nome del dolce.
Sebbene la ricetta originale del Dorayaki preveda il ripieno di anko, come già detto, esistono anche delle varianti tra cui, le più famose, quelle con il cioccolato e la crema di castagne.

Ora, invece, andremo a parlare di un dolcetto mooorbido morbido! Indovinate? É il mochi!
Il mochi è un dolce tradizionale nipponico costituito da riso glutinoso, tritato e pestato ad ottenere una pasta bianca, morbida ed appiccicosa alla quale poi viene data la tipica forma tonda.
Di solito, viene utilizzato come ingrediente principale per la preparazione di altri dolciumi, in particolare il daifuku mochi, costituito da mochi ripieno (solitamente di anko, ma se ne trovano anche diverse varianti al tè verde, al cocco e molte altre) e lo yomogi mochi, mochi insaporito da foglie di artemisia, detta appunto yomogi.
Molto particolare è sicuramente la preparazione tradizionale del mochi!
Due persone in perfetta coordinazione tra loro svolgono il processo: una si occupa di pestare la pasta in un apposito mortaio detto usu, con lo specifico martello chiamato kine, mentre l’altra rigira e umidifica il mochi.
Il richio di schiacciarsi le mani è dietro l’angolo!
Ad oggi, tuttavia, la lavorazione viene quasi sempre effettuata da macchine, per risparmiare ovviamente tempo.

Pesci da passeggio? Certo! Sono i Taiyaki!
Anche loro fanno innumerevoli apparizioni in anime, manga e videogames, ma di cosa parliamo di preciso?
I Taiyaki nascono nel 1909 e sono dei tortini a forma di pesce, con un ripieno che – per tradizione – è composto ancora una volta da anko.
Se, tuttavia, non fa per voi, esistono anche delle varianti alla crema, al cioccolato ed al formaggio e, ancora, all’okonomiyaki, un piatto agrodolce, ripieno gyoza o con una salsiccia.
L’impasto, invece, è quello regolare dei pancake o dei waffle.
Dove trovare i Taiyaki? Al supermercato o alle bellissime feste giapponesi, i matsuri.

Palline di farina di riso e riso glutinoso, easy! Parliamo, ovviamente, dei Dango.
Su di loro non c’è molto da dire, se non elencare le diverse varianti.
An-dango, al gusto di anko; bocchan dango, tre palline colorate: una rossa, dai fagioli rossi, una verde, dal tè ed una bianca, dall’uovo; chichi dango, più piccini, usati come treats e mangiati come dolci; goma, con i semi di sesamo; kinako, farina di soia tostata; kushi dango, tenuti insieme da uno spiedo; mitarashi, uno sciroppo ricavato da salsa di soia, zucchero ed amido; teppanyaki, su uno spiedo e dal sapore piccante.
Sono davvero tanti! Formano una proprio una grande famiglia (semi cit. :D).

Voglia di salato? Avete una vasta scelta, ma se preferite puntare sul tradizionale, il Senbei fa al caso vostro!
Si tratta di una specie di cracker di riso glutinoso, disponibile in varie forme, dimensioni e sapori.
Come abbiamo già detto, lo troviamo principalmente salato, ma esistono anche le varianti dolci, ed hanno origini antichissime! I primissimi, infatti, arrivarono in Giappone durante la dinastia Tang, e la loro prima consumazione documentata risale al 737 a.C.
La preparazione tradizionale dei Senbei prevede una cottura al forno o alla griglia, ma principalmente sul carbone. Viene poi in seguito aggiunta qualche condimento, come la salsa di soia, il mirin, o del semplice sale.
Successivamente, può essere avvolto in uno strato di nori e servito con il tè verde.
Tornando alle varianti, comunque, ne possiamo distinguere principalmente tre: Arare, simile all’originale, ma che si differenzia per forme e grandezza, Olive no Hana e Noci di Soia.
Inoltre, esistono addirittura delle vere e proprie categorie: possiamo infatti trovare i Senbei caramellati, con pesci, con il loto e, incredibile ma vero, con ossa!

Se invece, puntate a salati più moderni, l’Umaibo è la scelta giusta!
Parliamo di uno snack di al mais di forma cilindrica. La consistenza, se ve lo state chiedendo, è molto simile ai meno orientali Cheetos.
Sono incartati singolarmente, e sulla confezione potrete trovare Umaemon! Un gattone il cui nome richiama, volutamente, quello di un altro robo-cat famoso: Doraemon.
La grande particolarità degli Umaibo, oltra al prezzo ridottissimo (quello consigliato è di 10 yen, ma può variare leggermente), è l’enorme varietà di gusti!
Quelli attualmente in circolazione: mentai, corn potage, natto, formaggio, teriyaki burger, salame, verdura, pollo al curry, salsa tonkatsu, gamberetti e maionese, takoyaki, lingua di manzo, cioccolato, pizza e zucchero.
Quelli regionali: monja (Tokyo), miele (Shizuoka), mentaiko (Kyushu), okonomiyaki (Kansai) e kiritanpo (Akita).
Infine, i gusti che non possono essere trovati sempre, perchè prodotti in maniera discontinua: caramello, cacao, kabayaki, saki-ika, choikara panchi, chanko al granchio, omuraisu, gyoza, noccioline e cioccolato, aragosta, hot dog, manzo marino e curry.
L’imbarazzo della scelta!

Il vostro habitat è la mensa scolastica? Scegliete il Melon Pan!
Ovviamente, potrete trovarlo anche al di fuori delle scuole e no, mi dispiace deludervi, non il sapore non è realmente quello di melone.
Il nome del celebre panino deriva si dal frutto, ma per un semplice fattore estetico.
I Melon Pan sono dei panini costituiti da un impasto aromatizzato, o farcito, ricoperto da un sottile strato croccante di biscotto.
Come per tutti gli snack giapponesi, esistono diverse varianti, alcune delle quali includono ripieni al cioccolato, al caramello ed alla crema pasticciera.

Ultimi, ma non per fama, parleremo dei Takoyaki!
Uno degli street food più diffusi in Giappone, i Takoyaki sono polpette fritte di forma sferica, al cui interno viene inserito un pezzo di polpo.
Gli ingredienti principali sono, oltre al polpo, farina di grano, ritagli di tempura, zenzero marinato e cipolla verde.
Una volta pronti, i Takoyaki vengono serviti bollenti e guarniti con salsa Otafuku, alga aonori tritata, maionese e katsuobushi.
Katsuo-che? Si tratta di fiocchi di tonnetto striato essiccato e affumicato. Può sembrare nulla di che, ma hanno una particolarità: grazie al vapore emanato dalle polpette, questi fiocchetti si muovono!

Questo articolo si conclude qui. Siamo riusciti a farvi venire almeno un po’ di fame? Speriamo di si!
Raccontateci se avete avuto l’occasione di provarne qualcuno, e anche se ne conoscete altri!