Mi sono sempre chiesto cosa volesse dire tornare bambino e grazie a lui, semplicemente ascoltandolo ho perso anni e anni di vita. È stato la mia infanzia e la mia adolescenza, anzi, probabilmente lo è stato per molti, per i più, stiamo parlando dell’amatissimo e simpaticissimo Pietro Ubaldi, voce di tantissimi personaggi dei cartoni con cui siamo cresciuti e che noi di Team Nerd abbiamo avuto l’immenso piacere di conoscere ed intervistare. Ecco a voi l’intervista:

– Come ti descriveresti alle persone?
Io faccio tante cose con la voce; sono un attore, per cui ho usato anche il corpo e  sono andato di corpo (in senso buono, ndr. ride) anche in passato, solo adesso mi faccio vedere un po’ in giro visto che il nostro lavoro è un po’ nell’ “ombra�?. Da quando ci sono le fiere rincontro tutti i fan che erano bambini o i bambini di adesso. Per cui sono tante le cose da sapere su di me ma anche sui miei fan perché deve essere reciproco lo scambio di interessi.

– Quanto è importante il lavoro del doppiatore al giorno d’oggi e quanto invece nel passato?
Adesso forse c’è più visibilità e considerazione del lavoro anche se poi ovviamente oggi ci sono i “partiti�? di chi preferisce la lingua originale ed è giusto così. C’è anche chi preferisce la canzone originale o c’è quello che dice che il doppiaggio è meglio e nobilita il prodotto. Quindi è un lavoro artigianale che se fatto bene, deve cercare di ritrasporre un lavoro nella nostra lingua senza intaccarlo o modificarlo, rendendolo vivo e fluido. Anche a me piacerebbe leggere Dostoevskij in lingua originale ma il russo non lo so.

– Come nasce il lavoro di doppiatore?
In realtà è un attore che lavora nel doppiaggio e i modi di recitare sono tanti. Prima si deve scoprire se si ha un’attitudine per queste cose e non si scopre subito ma dopo un po’ di tempo. È quindi come  un attore che deve sapere cose base come la dizione, l’intonazione, l’immedesimarsi nel personaggio (che è la cosa più importante nel doppiaggio). Più che il corpo, spesso è la voce il veicolo dell’emozione. Poi questo è un lavoro che porta a migliorarsi sempre di più senza mai credere di essere arrivati al meglio delle proprie possibilità.

– Qual è il personaggio a cui sei più legato?
Me lo chiedono un pò tutti ma non ne ho uno in particolare. Diciamo quelli che ho fatto più spesso: i più simpatici, i più cattivi o i più caratteristici, quindi quelli che mi rimangono più impressi. Però spero di non essere incanalato in un unico personaggio.

– Qual è il lavoro più semplice tra il doppiare un videogioco e il doppiare un cartone?
Sono due tecniche completamente diverse: se noi nel cartone ci attacchiamo alla faccia, alle bocche, agli occhi, all’espressione e all’intonazione, nel videogioco spesso la maggior parte dei casi seguiamo una voce di riferimento ed un’onda sonora. Per cui abbiamo degli obblighi perchè poi verrà costruita una sequenza disegnata e animata e quindi vanno rispettate tutte le pause e i tempi.

– C’è un personaggio in particolare che vorresti doppiare?
Ho avuto la fortuna di doppiare Geoffrey Rush nel ruolo di Capitan Barbossa dei Pirati dei Caraibi ed essendo un grande attore mi piacerebbe doppiarlo in tutto quello che fa, siccome è uno che lavora tanto. Però secondo me il mercato del cinema è tutto romano ed è quindi una lotta dura.