La tanto amata saga di Metro è giunta al suo epilogo finale con Metro Exodus, un titolo di un’importanza vitale per i ragazzi dei 4A Games. Metro 2033 ha segnato un punteggio ammirevole alla sua uscita nel lontano 2010 e trovare una degna conclusione ad un FPS “fuori dagli schemi” (per il periodo in cui fu rilasciato) non era di certo un compito così semplice.
Metro Exodus non segna solo la fine di un’opera, ma anche un momento di cambiamento verso il passato: per la prima volta, infatti, i nostri protagonisti avranno modo di “respirare” l’aria del mondo esterno, liberandosi per un attimo delle grosse lamiere del sottosuolo.

Un viaggio verso un mondo inesplorato, oltre Mosca, in una Russia post-apocalittica. Ma non cambia solo l’ambientazione, con lei infatti si muovono anche le meccaniche di gioco che si dispiegano verso una visione più “free-roaming” e aperta.
Il cambiamento però non ci deve preoccupare perché, nonostante la produzione di 4A Games non sia perfetta, l’epilogo prodotto è certamente degno di essere giocato fino alla fine.

Da soli nelle lontane lande russe..

Metro Exodus non è soltanto l’epilogo della trilogia video-ludica, ma anche il termine dei romanzi di Glukhovsky; il titolo infatti non è, narrativamente parlando, il seguito di Metro Last Light, ma si pone esattamente alla fine di Metro 2035 e, per questo, porta a termine l’arco narrativo che vede coinvolte le storie di Artyom, Anna e tutta la crew.

Come già accadeva per i precedenti capitoli, anche Exodus fa della narrazione single player il suo cavallo da battaglia, imponendosi con freddezza in un mondo videoludico fatto quasi per la totalità di titoli online. Scelta che, naturalmente, si dimostra azzeccata e comunque avvincente viste le capacità.

La grande devastazione e l’esodo vengono raccontati con grande pathos, partendo da un filmato introduttivo che mette subito un punto netto nel nostro cuore.
Siamo dentro un vagone della metro e, inermi, osserviamo dal finestrino un susseguirsi di eventi che non possiamo in alcun modo fermare o cambiare. Il mezzo continua imperterrito la sua corsa tra i binari, mentre guerre, lotte, esplosioni atomiche devastano la Terra, rendendola l’inospitale luogo che ben conosciamo.

E così, dopo essere stati meri spettatori di una distruzione in superficie, ci ritroviamo ancora una volta nei panni di un uomo che crede fermamente in un obiettivo. Un protagonista che non si ferma davanti alla rassegnazione, che non si accontenta della misera vita all’interno della “sicura” Metro e che, ancora, cerca una speranza nel mondo in superficie.

Proprio nel momento in cui la situazione sembra essere chiara e palese, ecco apparire davanti a nostri occhi una verità inaspettata: non c’è abbastanza tempo per le riflessioni e come un “fulmine a ciel sereno” la nostra compagni di protagonisti (formata da Artyom, Anna, Miller ed altri ancora) si ritrova a bordo di un vecchio treno corazzato che, con il tempo, verrà denominato l’Aurora.
Inizia così un viaggio fatto non solo di lande desolate, creature inquietanti e nemici da affrontare, ma ricco di sogni, speranze e paure. Un percorso che sarà avvalorato, di tanto in tanto, da storie non ci appartengono, ma che, in qualche modo sentiamo nostre. E quindi, tra una sigaretta e un bicchiere di vodka, ci metteremo a sedere e ascolteremo quelle battute perché, alla fine, ci faranno sentire a casa.

Metro Exodus non è soltanto l’epilogo della trilogia videoludica, ma anche il termine dei romanzi di Glukhovsky; il titolo infatti non è, narrativamente parlando, il seguito di Metro Last Light, ma si pone esattamente alla fine di Metro 2035 e, per questo, porta a termine l’arco narrativo che vede coinvolte le storie di Artyom, Anna e tutta la crew.

Come già accadeva per i precedenti capitoli, anche Exodus fa della narrazione single player il suo cavallo da battaglia, imponendosi con freddezza in un mondo videoludico fatto quasi per la totalità di titoli online. Scelta che, naturalmente, si dimostra azzeccata e comunque avvincente viste le capacità.

La grande devastazione e l’esodo vengono raccontati con grande pathos, partendo da un filmato introduttivo che mette subito un punto netto nel nostro cuore.
Siamo dentro un vagone della metro e, inermi, osserviamo dal finestrino un susseguirsi di eventi che non possiamo in alcun modo fermare o cambiare. Il mezzo continua imperterrito la sua corsa tra i binari, mentre guerre, lotte, esplosioni atomiche devastano la Terra, rendendola l’inospitale luogo che ben conosciamo.

E così, dopo essere stati meri spettatori di una distruzione in superficie, ci ritroviamo ancora una volta nei panni di un uomo che crede fermamente in un obiettivo. Un protagonista che non si ferma davanti alla rassegnazione, che non si accontenta della misera vita all’interno della “sicura” Metro e che, ancora, cerca una speranza nel mondo in superficie.

Proprio nel momento in cui la situazione sembra essere chiara e palese, ecco apparire davanti a nostri occhi una verità inaspettata: non c’è abbastanza tempo per le riflessioni e come un “fulmine a ciel sereno” la nostra compagnia di protagonisti (formata da Artyom, Anna, Miller ed altri ancora) si ritrova a bordo di un vecchio treno corazzato che, con il tempo, verrà denominato l’Aurora.
Inizia così un viaggio fatto non solo di lande desolate, creature inquietanti e nemici da affrontare, ma ricco di sogni, speranze e paure. Un percorso che sarà avvalorato, di tanto in tanto, da storie che non ci appartengono, ma che, in qualche modo sentiamo nostre. E quindi, tra una sigaretta e un bicchiere di vodka, ci metteremo a sedere e ascolteremo quelle battute perché, alla fine, ci faranno sentire a casa.

Ancora si sente forte lo spirito di aggregazione, di resistenza comune, ma, in Exodus, si fa pian piano breccia quella punta di singolarità che ci avvicina sempre più al singolo, meno legato al complottismo generale, ma più ancorato alle paure individuali. Seppur non perdiamo quel cameratismo militare da sempre caratteristico della saga, sentiamo più viva l’esperienza personale. Navighiamo in mezzo a tematiche particolari che ci vedranno fare i conti con i desideri e il loro rovescio della medaglia.

Punto cardine rimane sempre la narrazione che, nonostante qualche alto e basso, riesce comunque a racchiudere il giusto di mix di emozioni e sensazioni in grado di arrivare al culmine del racconto con enfasi incisiva.
Quello che sentiamo non è della banalità nella trama, ma un lento perdersi, di tanto in tanto, nei dialoghi che non sempre riescono a seguire il ritmo di una narrazione che segue un crescendo tanto elevato.
La colpa è forse da attribuire ad una traduzione italiana imperfetta, nel tono e nel sincronismo che rovina un po’ quello che è il risultato finale.
Ad amalgamare bene il tutto però troviamo come collante atmosfere uniche ed emozionanti, in grado di farci passare oltre a qualche imperfezione narrativa.

Da cunicoli obbligati ad ampi spazi aperti.. Saggia scelta?

La parte più “preoccupante” intravista nel trailer di lancio era certamente quella relativa al cambiamento di stile che i ragazzi di 4° Games sembravano proporci. Chi ha giocato i capitoli precedenti, infatti, ricorderà certamente una struttura “obbligata” fatta di cunicoli stretti, labirinti e vie indotte; Metro Exodus, invece, sembra proporci spazi enormi, aperti e ben lontani da quello che era il passato.
Ma alla fine è stato davvero così? Per fortuna tutte le preoccupazioni nate dando uno sguardo al trailer si sono pian piano affievolite proseguendo con la narrazione e scoprendo il titolo. Non siamo davanti infatti a percorsi completamente lasciati al caso, anzi, andando avanti con la storia scopriremo in realtà che, gli enormi spazi si dimostreranno tanto lineari quanto lo erano gli stretti cunicoli dei primi capitoli.

Abbiamo però un pizzico di libertà in più che è ben inserita all’interno del gioco e permette di approcciarci al titolo come meglio desideriamo.
Oltre alla missione principale che ci vincola a muoverci da un punto ad un altro, avremo la possibilità di spostarci in completa libertà all’interno di rovine e centri abitati, anche grazie all’uso di qualche mezzo che aumenterà la velocità di esplorazione. Non abbiamo delle vere e proprie missioni secondarie, a spingerci tra queste zone ci sarà più un senso di curiosità legato in particolare alla bellezza con cui questi luoghi sono stati realizzati. Spesso infatti ci troveremo davanti a scorci di alto livello che ammireremo per qualche minuto senza voler in cambio null’altro.
Naturalmente però non abbiamo solo luoghi belli da visitare, ma anche bunker, fogne e altro ancora, strutturati come dei piccoli doungeon.

Nelle tante possibili aree da esplorare potremo raccogliere molti degli oggetti utili alla nostra sopravvivenza. Raccogliere dell’equipaggiamento da terra diventa ora ancora più essenziale che nel passato; questo poiché all’interno del gioco non troviamo più ad attenderci i classici mercanti. Dunque con cura maniacale dovremo raccogliere risorse utili e necessarie e creare il nostro miglior equipaggiamento.

Per fortuna poi, analizzando i territori proposti, comprenderemo che non si tratta di aree insormontabili, ma di locazioni esplorabili tranquillamente a piedi in qualche minuto.
Naturalmente spostarsi nelle zone sarà tanto veloce quanto difficile: dovremo sempre stare attenti alle creature mutanti che non ci daranno troppo spazio

In definitiva..

Che dire.. alla fine Metro Exodus ci è piaciuto! Abbiamo visto delle piccole svolte all’interno del titolo che, sicuramente, i ragazzi di 4A Games hanno effettuato per rendere il gameplay più affine con le meccaniche attuali. Un gioco che, comunque, non cambia nelle basi, mantenendo un gunplay sempre costante e coerente con il passato, affiancato ad ambientazioni che cambiano un po’ solo nell’estetica ma che si dimostrano molto più simili ai vecchi capitoli di quel che credevamo.